SETTEMBRE 2014
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la Fondazione per

Paesaggio


Per il buon governo del paesaggio e del giardino
di Domenico Luciani

L’indirizzo scientifico, formativo e sperimentale al quale è orientato il nostro lavoro nel campo del paesaggio e del giardino è riassunto nella parola chiave “governo”.
Non si tratta di occupare spazi professionali o statuti universitari largamente praticati, come ad esempio quelli delle arti (architettura/disegno), delle scienze (idrogeologia, botanica), delle tecniche (opere e impianti).
Si tratta di ripensare all’idea stessa di paesaggio e di giardino per trarne conseguenze immediate e operanti.
Si tratta di prendere atto della inarrestabilità delle modificazioni della forma e della vita dei luoghi, e accettare il compito di indirizzarle verso nuove forme e nuove vite future, così da conservarne i caratteri fondativi, i tratti fisiognomici connotanti. Governare le modificazioni permanenti e inarrestabili è necessario in ogni luogo. Diventa indispensabile nei luoghi nei quali la natura abbia presenza pregnante. Questa necessità di governo appare ancora come l’araba fenice. Che questa necessità vi sia, nessuno lo mette più in causa. In che cosa consista, chi se ne debba occupare, come possa essere formata questa specifica capacità, nell’anno 2001, nelle nostre università, resta questione ancora affidata a esperimenti post lauream. La discussione è aperta. Eppure è difficile negare che esista un dominio di saperi (dalla geografia alla storia, dalle scienze naturali all’economia), di tecniche e di peculiari attitudini che delineano, con crescente chiarezza, l’indispensabilità di un esercizio autorevole di coordinamento di specialismi per programmare e guidare, nella lunga durata, i processi di trasformazione.

A metà degli anni ottanta, con Rosario Assunto, Eugenio Battisti e Lionello Puppi, avevamo ragionato sopra concrete proposte di costruzione di una scuola di paesaggismo. Pensavamo a un indirizzo, a un vero e proprio corso di laurea che configurasse un dominio oltre gli specialismi coinvolti nella conoscenza dei paesaggi e dei giardini, e nella guida attiva delle loro modificazioni. Cominciò a circolare la parola “governo”. Volevamo delineare così una nuova figura in grado di assumere responsabilità (auctoritas necessaria) delle trasformazioni dei luoghi, in particolare di quelli (tantissimi) nei quali gli strati della memoria, le dinamiche inarrestabili della natura, le pressioni dei comportamenti umani, si presentano con particolare densità.

 


 

testi di approfondimento

sul paesaggio

il progetto "Università del paesaggio di Treviso"

 
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