Mappe, atlanti e opere d’arte raccontano la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche

Le mappe sono un potente mezzo di comunicazione non verbale. La mostra “La geografia serve a fare la guerra?” indaga attraverso tre percorsi strettamente legati e continuamente in dialogo, la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche e la loro capacità di influenzare l’opinione pubblica quando assecondano il punto di vista degli Stati Maggiori.

Le mappe inducono, con un semplice e perentorio segno – il confine naturale – monti e fiumi a diventare strumenti capaci di separare e dare forma fisica a gruppi etnici, linguistici, nazioni per trasformarli da “espressione geografica” a stati. Hanno la capacità di mettere ordine a un mondo altrimenti caotico, per renderlo più comprensibile e familiare, nominando i luoghi per consentirci di riconoscerli, talvolta però esercitando un potere aggressivo, specialmente quando alterano la grafia originaria di nomi secolari per farli corrispondere ai più recenti dominatori: l’olandese Niew Amsterdam diventa l’inglese New York; la tedesca Karfreit muta nell’italiana Caporetto per divenire la slovena Kobarid; l’asburgica Sterzing diventa la romanizzata Vipiteno. O ancora per rispondere a impellenti urgenze sociali e dar voce a speranze territoriali prima inespresse: “Alto Adige”, “Venezia Tridentina”, “Venezia Giulia”, o cambiandone il genere: la secolare Piave degli zattieri cambia sesso nel 1917 per offrire maggiore resistenza virile all’invasione austriaca e diventa “Il Piave” per rassicurare l’immaginario collettivo della giovane nazione italiana.

 

L’allestimento di Fabrica propone un viaggio esperienziale, alla scoperta dei luoghi e delle mappe in cui sono ritratti, attraverso la creazione di ambienti che coinvolgono il pubblico e interagiscono con esso, insieme a una grafica che reinterpreta in chiave contemporanea gli elementi della cartografia tradizionale, nella cornice degli spazi di Palazzo Bomben, ricco di affreschi e di storia, in un dialogo di reciproca valorizzazione.