Paesaggi che cambiano, 2016-2017

quinta rassegna cinematografica dedicata ad Andrea Zanzotto (1921-2011)

secondo ciclo di proiezioni, febbraio-aprile 2017

Campi lunghi: note su cinema e agricoltura

 

 

 

Avesse la terra una mano da inanellare e far mia

Clemente Rebora

 

Il campo lungo è un campo di ripresa cinematografica (tra il campo lunghissimo e il campo medio) che abbraccia una porzione di spazio in cui l’ambiente è preponderante rispetto alle persone, che sono tuttavia distinguibili, come nelle inquadrature di contadini al lavoro nei campi. Potrebbe cominciare da questa analogia la ricerca degli scambi, degli incroci, dei dialoghi tra i due “campi”, tra le due “arti” con al centro la natura e gli uomini in contatto attraverso la tecnica e la sua evoluzione; se è con il passaggio all’agricoltura che si è originata materialmente la civiltà umana, il cinema è fatto piuttosto della stoffa di cui sono fatti i sogni: «Il film è storia, come lo sono le credenze, le intenzioni, l’immaginario dell’uomo» (Marc Ferro, Cinema e storia, 1977).

Elementari osservazioni possono guidarci nella concreta identificazione e valutazione delle interferenze reciproche tra il lavoro agricolo e la sua rappresentazione: dalla necessità, dalla pesantezza e dalla quotidianità dell’attività primaria discende, paradossalmente, la scarsa presenza dell’agricoltura al cinema nella sua concreta rappresentazione, se non nella funzione di sfondo all’avventura e al sentimento dei protagonisti, mentre un rapporto privilegiato tra cinema e agricoltura si verifica ogni volta che viene privilegiata la funzione di propaganda del film da parte della classe dirigente, del partito o della burocrazia, sia per la meccanizzazione delle campagne nella neonata Unione Sovietica che negli Usa del New Deal che nell’Italia fascista …

I titoli selezionati appaiono tuttavia significativi sulla base di alcune caratteristiche: l’importanza del tema agricolo nella struttura narrativa; un ruolo significativo, se non esclusivo, dei contadini; l’attenzione alle tecniche della coltivazione. Se anche, nel corso della sua storia, il cinema ha subito le direttive del potere, alcuni registi – da Ejzenstejn a Malick, da Kazan a Ovashvili – sono riusciti a raccontare magnificamente il lavoro dei campi, come fece Virgilio nelle Georgiche. (L.M.)

 

mercoledì 8 febbraio, ore 21

Campi lunghi: note su cinema e agricoltura

serata introduttiva con Luciano Morbiato, curatore del programma

 

mercoledì 22 febbraio, ore 21

I giorni del cielo, di Terrence Malick (USA, 1978, durata 90’)

 

mercoledì 8 marzo, ore 21

La linea generale, di Sergej Ejzenstejn (URSS, 1927, durata 90’)

 

mercoledì 22 marzo, ore 21

Fango sulle stelle, di Elia Kazan (USA, 1960, durata 105’)

 

mercoledì 5 aprile, ore 21

Corn Island, di George Ovashvili (Georgia, 2015, durata 100’)

 

Tutte le proiezioni saranno introdotte e commentate da Luciano Morbiato, esperto e critico di cinema.